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Il mio rally di Sardegna


Nota 109. Lascia Pista principale - segui sentiero poco visibile a
destra, attenzione discesa ripida, molto ripida
”…poi il blu del mare
, così vicino e così profondo da finirci dentro, e la discesa, un
eufemismo chiamarla ripida, tra cespugli di mirto che nascondono
rocce e sassi e ti strappano via le gambe dalle pedane….la tecnica
dice che devi lasciarla andare, che frenare fai peggio, il cuore
invece che batte all’impazzata ti dice che devi aggrapparti ai freni,
che devi sopravvivere………….il tempo di respirare, la nota dopo ti
dice “attenzione sassi, salita ripida” e allora giù gas e cerchi di
rimanere attaccato al manubrio………


di Stefano Micchia



 
 

Questo è quello che succede quando un”privatone”, così chiamato in gergo, come me decide di affrontare questa gara..

Sardegna….

La mia Africa…….sì, perché il pensiero, rapido come una nuvola che rapidamente attraversa il mediterraneo, ti prende e ti porta via, e ti riporta alle calde e profumate terre africane, alle piste tortuose che si snodano come serpenti sulle montagne magrebine dell’Atlas, o sulle piste veloci da quinta piena, quando un sasso in velocità ti fa schizzare il manubrio tra le braccia ed il cuore in gola…

Finalmente il cartello giallo, che ti annuncia la fine dell’ottovolante, la fine della speciale…..Allora ti fermi, esausto, ti togli gli occhiali zuppi di sudore, chiudi gli occhi, il sole che ti scalda la calotta del casco, una goccia di sudore lungo la fronte, la polvere ti brucia la gola, e mentre senti il tuo respiro, dopo lo sforzo, tornare regolare, un profumo forte, intenso, ti invade la mente…senti un odore di mirto e di macchia mediterranea, lo stesso che hai provato quando hai messo piede a terra scendendo dal traghetto, un odore che ti ricorda che non sei in Africa, ma che sei in Sardegna, che non stai correndo la Dakar, ma il rally di Sardegna, e che però sei felice lo stesso……

La mia Africa… sì perché la Sardegna per alcuni versi è stata colonizzata, sfruttata, abbandonata come le terre oltre mediterraneo….la costa Smeralda e tanti altri paradisi naturali sono finiti nelle mani di spregiudicati imprenditori milanesi che hanno invaso, cementificato, in pratica colonizzato queste terre, relegando le popolazioni locali a lavori umili e di fatica per pochi spiccioli come i camerieri o gli operai….

La Sardegna, terra invasa dalle basi NATO, dalla simpatia dei nostri alleati che hanno pensato bene di rendere il paradiso un inferno con i suoi poligoni di tiro, trasformando oasi come Capo Teulada e Perdasdefogu in un lunapark con i suoi missili colorati e con i suoi proiettili all’uranio impoverito ricchi di vitamine e che tanto fanno bene all’agricoltura ed alla salute….

La Sardegna come l’Africa, un paese ricco di risorse naturali, costretto ad accogliere quello che tutti gli altri a casa propria non vogliono, cioè regali pregiati come scorie e rifiuti radioattivi….

La Sardegna come l’Africa, si perché quando lasci il mare e ti avventuri nell’interno si aprono davanti a te paesaggi che ti ricordano la savana, dove la terra è secca, dura, crudele, dove i sassi spuntano da ogni parte e la macchia mediterranea copre con una fitta peluria queste rosse terre…

Poi la gente, i sardi, che come la loro terra, sembrano dure, la fierezza e la dignità nei loro occhi scuri, ma in realtà, ottenuto il loro rispetto, sono persone che ti danno l’anima, il cuore…….

Quante volte in un controllo a timbro sperduto in mezzo a posti dimenticati dal mondo i nostri sguardi di sfuggita si sono incontrati, il mio, stanco, agitato, ansimante, con il loro, divertito, pronto a darti carica e incoraggiamento per affrontare quello che resta…la gara sono loro, persone disposte a sacrificare ferie, tempo e denaro, per fare si che tutto funzioni….

Il rally di Sardegna come i rally Africani, un film già visto, anche se poco da dietro le quinte, dove convivono ricchi e poveri, ……vedere i ragazzi che si aggirano nei paddock per un poster, un adesivo, o solamente per raccogliere copertoni usati che per loro rappresentano una fortuna….. quanti ufficiali, quanti team e quanti privati?

Da una parte i ricchi, quelli invitati, quelli che non pagano, quelli che non fanno la fila, anche se a volte anche loro si perdono e sono costretti a partire nell’infamante ultimo foglio – vero Cyril?- o rimanere a secco e spingere la moto in speciale – vero Esteve?.....

Dall’altra quelli che devono arrivare in fondo, perché dopo aver dato fondo a tutto, non possono permettersi di ritirare alla prima tappa….anche se a qualcuno è andata male e ha rotto subito..

Poi la gara, dura, selettiva, impegnativa come sempre,..perchè la Sardegna non ti delude mai, è vero qualche trasferimento su percorsi dei giorni precedenti, qualche parte del percorso privo di senso, ma vero è che di asfalto se ne è visto poco, e di tempo per riposarsi ce ne è stato sempre poco…

…perché i trasferimenti erano così tirati che a volte capitava di arrivare un minuto prima di partire per la speciale…..

Le speciali sono state il piatto forte di questa gara, a volte veloci e pericolose, a volte dure, lunghe come quelle di giovedì, trenta km di sassi, mulattiere, sottobosco, senza un attimo di tregua….speciali fatte di linee tagliafuoco, di cespugli fitti di mirto, di letti di torrenti con guadi infiniti….. i trasferimenti a tratti panoramici, con scenari mozzafiato, su creste di montagne brulle, a strapiombo sul mare, tra imponenti pale di impianti eolici di recente costruzione…..

La gara è andata via come al solito, tra qualche polemica e qualche infortunato, sfortunato il Paolo Ceci che è andato a schiantarsi a 500 metri dalla fine della speciale e soccorso con l’elicottero…

Questa è una gara a sé, diversa dalle altre, per il suo fascino e le sue stranezze, e come una donna misteriosa, quando pensi di averla conosciuta a fondo, capita, di colpo ti tradisce, e ti accorgi che devi ricominciare da capo, …una gara in cui conosci e fai amicizia con altri piloti dal privatone all’ufficiale, in cui ti capita di fare colazione con Desprès e Coma, o di partire in speciale con Pujol, o stare a prendere il sole sul lettino e a fianco a te Mancinelli e Graziani, condividendo insieme sterrati e camera da letto, come con Filippo Ceccucci e Marco Tili, l’uomo dell’assoluta senza marsupio….perché con i timbri a posto si è ritrovato primo in assoluta dando la paga a tutti….ma poi si è perso la tabella e i suoi 15 minuti di penalità hanno vanificato il risultato…

Tappe da 140, 200, 220 e 170 km, per un totale di 750 km tra sassi, sterrati, mulattiere, polvere, letti di fiume con macigni come case, guadi, sabbia, piste veloci, tornanti, strapiombi…..insomma tutto quello che un endurista può desiderare…….

È arrivata ora di voltare pagina, perché per un rally con tanti alle spalle, ventuno o giù di lì, ormai più che maggiorenne, è arrivata l’ora di fare scelte importanti, a volte anche impopolari, per ritornare come la Dakar a quello spirito iniziale che faceva la differenza, per capire se è solo business o se passione, se scegliere la navigazione o la velocità, come a Teulada dove la navigazione faceva impallidire anche un veterano, se trasformare una gara in un villaggio vacanze o se come una volta avere tanto con poco, con una carovana che attraversava con pochi fronzoli da sud a nord tutta l’isola…

per evitare che la storia si ripeti e che ancora una volta adamo, si ritrovi cacciato dal paradiso terrestre……………….

Classifica finale: Assoluta

1 Marc Coma
2 Federico Mancinelli
3 Andrea Mancini
4 Matteo Graziani
5 Cyril Desprès

All’uscita dell’ultima speciale, a venti km dal traguardo, quando inizi a tirare un sospiro di sollievo e pensi di avercela fatta, di essere riuscito ad arrivare fino in fondo, un uomo del timbro ti restituisce la cartella e sotto al casco ti urla: “il gioco è finito eh, si torna a casa”………..

Solo allora hai la consapevolezza di quello che hai vissuto e la tua mente ripercorre rapida come fosse il tuo ultimo momento di vita ogni arbusto, ogni guado, ogni sasso, ogni ostacolo superato……

….mentre ti avvii felice verso l’arrivo, dopo l’ultimo trasferimento di asfalto, già quando si sente l’odore del mare, leggi “GAS!” sulla nota del roadbook ma non capisci perché: allora ti fermi, alzi lo sguardo verso l’alto e vedi il regalo finale di Valter e dei suoi, una mulattiera stretta e dritta in salita in cui scarichi tutto quello che ti rimane dentro e mentre i tuoi cavalli imbizzarriti scatenano la loro forza puntando verso il cielo, già ti vedi su quel traghetto e senti salire lentamente dentro quella strana sensazione, che, chi è stato nel continente nero ha già provato, chiamata mal d’africa…………..


Per maggiori informazioni visita i siti:

www.motorally.org
www.rallydisardegna.org

 

 





































 
   
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