| |
Circa cento i partecipanti per questa prima edizione, tra cui protagonisti assoluti piloti del calibro di Federico Mancinelli, Matteo Graziani, Paolo Ceci, nonchè la presenza di alcuni piloti dell’ultima Dakar. Grandi assenti all’ultimo momento il team BMW, costretto ad un prematuro ritiro dopo un incidente nei pressi di Roma in cui è stato coinvolto il tir che trasportava i mezzi, che sono andati distrutti.
Correre in Sicilia, in primavera, è un’esperienza unica. In questa luogo fantastico, la terra si risveglia dopo un lungo inverno, offrendo un caleidoscopio di colori ed un’esplosione di profumi.
Si passa infatti dagli scenari lunari e danteschi dei blocchi neri di pietra lavica, sfumando poi al verde smeraldo delle colline e dei campi coltivati, al rosa canino degli alberi di pesco, al giallo delle distese di margherite, passando infine al bianco dei ciliegi in fiore e dell’Etna innevato, presenza imponente che, con il suo perenne comignolo di fumo, ti tiene compagnia e ti guarda sornione…
Questa è stato il mio primo rally ed è stata una esperienza esaltante. Quando sono partito avevo alcuni obiettivi: imparare a navigare, divertirmi, correre e se possibile fare il tempo, ma soprattutto riportare le ossa sane a casa, visto che qui gli infortuni sono all’ordine del giorno, soprattutto in speciale.
Bene, direte voi, ma che cos’è il motorally?….
Bè, .innanzitutto direi che bisogna saper andare in moto, decentemente, perché uno pensa che il rally sia il luogo dove l’endurista possa andare in pensione: vi assicuro che sia la sardegna dello scorso anno (come turista), che la Sicilia, non sono certo terreni facili…..anzi! Qui ha piovuto e nevicato per tutto l’inverno e gli sterrati sono un continuo di canali secchi, duri, pietrosi che appena possono ti sbattono per terra. I fiumi sono gonfi e il fondo ghiaioso e pieno di pietre viscide lo fa da padrone. Qualche mulattiera qua e là ti ricorda che comunque non è una passeggiata e la pietra lavica ti fa riassaporare gli scogli del mare, duri e taglienti..
Poi bisogna saper navigare, orientarsi, leggere il roadbook mentre si tribola su una mulattiera o a 100 all’ora su piste dure o sabbiose, saper interpretare le note e i chilometraggi, a volte completamente sbagliati, mantenere la calma e non perdersi, saper rispettare le tabelle di marcia, e poi l’arte dell’endurista, quella di sapersi arrangiare, sempre. Insomma si potrebbe dire che la proporzione è quella per cui il motocross sta ai 100 mt, come il rally alla maratona, dove testa costanza e resistenza sono fondamentali.
Veniamo alla gara: quattro tappe più il prologo, cinque giorni, 773 km di sterrati, mulattiere, carrarecce, fiumi e guadi, sabbia e tanto (ahimè, nota dolente) asfalto, specialmente nei trasferimenti.
Il prologo, utile a definire l’ordine di partenza della tappa successiva, si è svolto in una spettacolare cava di pietra lavica a Nicolosi, alle pendici dell’Etna. Poi trasferimento di 80 km facoltativo, in alternativa all’asfalto, fino a Troina, base di partenza per le tappe successive, paesino sperduto arroccato sulle creste delle montagne nel profondo entroterra siciliano.
La prima tappa (venerdi) di 161 km, è iniziata con un lungo trasferimento su asfalto (90 km) attraversando diversi paesi (tra cui Bronte, la patria del pistacchio), con una assistenza davanti una spaventosa colata lavica alle pendici dell’Etna. Le due speciali lunghe rispettivamente, 34 e 18 km, sono state molto belle, anche se si tribolava parecchio, perché il fondo era composto per lo più da carrarecce pieno di sassi e di binari di fango secco che hanno reso difficile la vita ai piloti. Qui ho imparato a mie spese a capire come si deve navigare, perdendomi più volte e prendendo 16‘ di ritardo dopo la seconda speciale per fare alcune foto agli splendidi paesaggi a cui non ho resistito…
La seconda tappa (sabato) la più lunga, 226 km, è stata la tappa della contestazione (per me giustificata), perché sembra che in molti alla prima speciale abbiano saltato l’unico controllo a timbro, il che equivale a dire “prendersi la forfettaria”, cioè una pesante penalità di due ore + il tempo dell’ultimo arrivato…quindi in pratica significa finire la gara.
Per questo motivo, alla fine, la Direzione di Gara ha deciso di fare un bel condono (su cui pesano gravi responsabilità organizzative, ..leggasi timbri stranamente spariti e cronologico finito nella pozzanghera…ndr), penalizzando pesantemente chi aveva azzeccato la navigazione e quindi la classifica.
Pazienza, per quanto mi riguarda, la speciale era andata bene, non avevo sbagliato note né saltato il controllo a timbro ed il fondo era fantastico, sabbioso, pieno di incredibili whoops, sotto un fantastico bosco di eucalipti.
Poi una seconda speciale molto navigata, nel bosco, in cui, complici un meandro di insidiosi bivi e note del roadbook approssimative, in molti si sono persi, me compreso, ritornando spesso sui propri passi o come si dice abbia fatto qualcuno, imboccando il Controllo a timbro contromano….
La terza tappa, domenica di Pasqua, ha visto ritardare la partenza dei piloti, dopo la bellissima processione religiosa, che ha attraversato come un fiume in piena il centro della città. In programma una tappa Baja, cioè una speciale di 50 km (bellissima, peraltro molto navigata) con ritorno alla assistenza in albergo, l’attesa dell’ultimo pilota per ripartire poi con una seconda speciale di 50 km ed infine il trasferimento, per un totale di 204 km. In realtà, per vari motivi, con decisione discutibile, la seconda speciale è stata annullata e sostituita con un trasferimento in convoglio a S.Teodoro (per non fare dispiacere alla popolazione locale che aspettava il passaggio dei piloti e agli sponsor).
La quarta ed ultima tappa (lunedì) di 103 km, è stata abbastanza semplice, scelta comprensibile per consentire le premiazioni ed agevolare il viaggio di ritorno a tutti. La giornata è stata scandita da una speciale di 18 km sulle orme della speciale del giorno precedente (anche questa è stata una scelta poco felice…ndr), poi attraversando paesaggi con panorami spettacolari, da un trasferimento di 85 km con arrivo sul lungomare di Catania, come sul Lago Rosa, per concludere in bellezza con un selettivo fettucciato di 1,6 km di sabbia interamente sulla spiaggia.
Classifica finale:
1. Federico Mancinelli,
2. Andrea Mancini,
3. Paolo Ceci.
Per saperne di più visita:
http://www.motorally.org
http://www.motorally.org/motorally/
classifica.php?gara=5
Insomma come prima esperienza sono soddisfatto, certo, l’organizzazione un po’ approssimativa, l’asfalto in speciale ed altre cose mi hanno lasciato un po’ perplesso, ma il motorally è un po’ così, alla fine è un viaggio e come tale imprevedibile, avventuroso, un perdersi e ritrovarsi, seguire le indicazioni degli altri, ma ragionando con la propria testa, un cercare la propria via senza seguire la massa.
Prossimo appuntamento: Rally d’Umbria 22-25 aprile 2005
|
|






|
|