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Sveglia alle 7, un piccolo giro turistico mentre attraversiamo con qualche difficoltà la città, problema che incontreremo sempre grazie alla segnaletica molto ridotta, al traffico caotico, finalmente siamo fuori, e da questo momento la direzione è sud.
Ci troviamo subito immersi in una realtà completamente diversa dalla nostra, la stavamo cercando, ma così aggressiva ci lascia perplessi.
È una zona paludosa, al momento in secca, che circonda Guayaquil, qua e là palafitte tamponate con rare tavole e lamiere, dove la povertà si taglia con il coltello, ma i bambini scalzi mal vestiti, giocano spensierati.
Entriamo nella infinita Pan Americana (sistema integrato di strade che parte dall’Alaska per arrivare in Cile per circa 25.750 km) la vegetazione si fa lussureggiante, piantagioni di banane, e frutta tropicale si susseguono, incontriamo pochi villaggi sgangherati, ma gli abitanti sono cordialissimi, nota dominante che ci accompagnerà per tutti i tratti lungo il mare la nebbia non fitta ma molto bagnata.
Siamo a Huaquillas, il posto di frontiera con il Perù, in un caos indescrivibile di un mercato “senza frontiere” perché le città sono costruite su una unica via divise da un ponte, sul quale transita tutto senza alcun controllo.
Per noi l’operazione è più lunga, prima l’immigrazione , poi la dogana, per l’uno e l’altro paese, resistiamo ai tentativi di estorsione di mance degli addetti, e dopo 2/3 ore ripartiamo.
Abbiamo previsto di arrivare a Sullana, ma viaggiando anche di notte (e ! viaggiare di notte in sud america è particolarmente pericoloso per la presenza in strada di cani, asini, uomini, pietre), riusciamo a percorrere solo 420 km e ci fermiamo a Mancora, paese turistico balneare in ...estate.
Purtroppo la sistemazione alberghiera è alquanto squallida, ma un’ottima cena ci rinfranca.
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