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Ci aspetta una tappa di 540 km con partenza alle 6.00, dobbiamo valicare il passo Abra Huashuaccasa a 4350 m, è molto freddo, meno di 10°, ma questi monti e queste vallate sono meravigliosi.
Incontriamo da vicino i primi lama, gli alpaca, e ben sopra i 4000 vediamo delle eleganti vigogne fiere della loro libertà. Qua e là modeste capanne di pastori che ci salutano cordialmente.
Poco prima del passo ci fermiamo in un villaggio a mangiare e a riscaldarci al sole che comincia a portare il suo beneficio. I movimenti sono lenti e faticosi si respira a fatica. Partiamo verso il passo e poi giù per una tortuosa e rapida discesa per più di 1500 m. incontriamo solo rari camion e pullman, è una piacevole guida, Cristiano stoicamente non sembra accusare problemi, ma sicuramente ne ha.
Ci fermiamo a mangiare un “caldo de gaina” veramente saporito. Quando siamo a pochi km dall’ “ombelico del mondo” sarà per i libri di Emilio Salgari, sarà per il fascino che avvolge questa città, mi prende una voglia sfrenata di correre per arrivare il prima possibile, è una emozione fortissima quando scopro la città incastonata in questo catino brulicante.
Raggiungiamo l’hotel sempre a due passi dal centro. Tranquillamente ci sistemiamo, e finalmente ci distendiamo per recuperare le fatiche della giornata. Rinfrancati e ripuliti andiamo in piazza, che meraviglia, i balconi coloniali, i colonnati, le maestose cattedrali, i giardini, non si finisce più di ammirarla.
Al mattino, dopo aver consegnato le moto ad un efficientissimo meccanico per il cambio gomme e per un controllo, andiamo in clinica per un controllo più approfondito agli acciacchi di Cristiano, sono molto efficienti, ed in poco tempo abbiamo risposte confortanti sulla sua salute.
Io proseguo il tour della città fino alle maestose rovine, che sovrastano la città, della fortezza di Sachsayhuaman. È sera quando scendo verso il centro e la città pian piano si illumina in una emozione di colori che sfumano. Dopo un rinfrancante massaggio presso una delle tantissime sale concludiamo la serata in uno dei rumorosi disco bar affollati di giovani che tirano l’alba tra balli e bevute.
Di buon mattino partiamo per la valle Sagrada bagnata dal mitico fiume Urubamba, e mi sembra di vedere apparire ogni tanto giovani Incas giocare lungo la riva del fiume. Arriviamo a Pisac e ci immergiamo nel suo famoso mercato dove è possibile trovare di tutto, ma la parte più coinvolgente è nella piazza brulicante di campesignos abbigliati negli sgargianti vestiti, scesi dalle montagne con i frutti della terra che hanno faticosamente lavorato. Quasi per magia nel mezzo del mercato ecco sopraggiungere una processione con bellissime statue naif della madonna.
Per qualche minuto tutto si ferma al passaggio dell’effige ma subito dopo tutto ritorna a brulicare come prima. Risaliamo la montagna per visitare le rovine della città incaica, che terribile fatica risalire il sentiero a 3700 fino alle rovine, ma che bello immergersi in questo contesto.
Dobbiamo affrettarci per raggiungere Ollantaytambo dove lasciamo le moto per prendere il treno che ci porterà a Aguas Calientes, dato che non c’è strada e questo è l’unico e costosissimo modo per arrivarci soprattutto dopo che la gestione del treno è stata presa da una compagnia Inglese. Il paesaggio cambia e ci troviamo nella foresta pre Amazzonica e anche se siamo a 2600-2700 m. si vedono piante di orchidee sugli alberi e una fitta vegetazione costeggia la linea ferroviaria. Arriviamo a destinazione in circa 1 h e 30 in un diluvio inquietante e preoccupante per il giorno dopo.
Ci bagniamo per arrivare in hotel e dopo una gustosa cena, non avendo altre soluzioni, mettiamo gli abiti bagnati fin dentro il forno per asciugarli e presto a letto facendo i debiti scongiuri.
La sveglia mi scuote alle 5,30 ma piove forte, poi alle 6,30 sembra che migliori, alle 7,00 ci alziamo decisi e nel tempo che facciamo colazione smette di piovere. Prendiamo l’autobus che ci porta al Santuario di Machu Picchu. Che emozione!.
Ci aggiriamo per ore tra le rovine prima di scendere per il sentiero nella foresta che riporta a Aguas. Nella rigogliosa foresta scopro tantissime piante di orchidee e il guardiano del parco che incontro nella discesa mi dice che ne esistono più di 150 specie ma che fioriscono a febbraio- marzo. Ma almeno 4 tipi li trovo in fiore e sono bellissime.
Mentre aspettiamo il treno e mi guardo intorno mi sento colpito da una forte malinconia quella malinconia che ti viene quando lasci un posto familiare.
Arriviamo in serata a Cuzco e la pioggia del giorno prima, il freddo e l’altitudine producono il loro effetto, ho una forte faringite.
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