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La Paz - Ujiuni





 

È già mezzogiorno quando mettiamo in moto, sono 320 km di strada diritta, incolore ma scorrevole per arrivare a Challapata prima del tramonto, siamo fortunati perché poco dopo l’arrivo inizia un bel temporale.
Il paese non offre molto, nel “ristorante” con pochi commensali, ci danno da mangiare un “caldo de gaina” un quarto di pollo arrosto di ottimo sapore, per la coca cola la ragazza deve andare al negozio vicino il tutto per la smodata cifra di 1,5 € in due.
Finiamo la serata nella palestra a vedere un torneo di calcetto femminile con giocatrici dai 15 ai 40 e oltre, che ci sapevano fare, ma il freddo intenso ci ha fatto lasciare presto il campo di gioco.
Il giorno successivo ci alziamo di buon ora, poco sopra il paese ha nevicato abbondantemente, ci eravamo quasi dimenticati che stiamo a 3600/3700 m. s.l.m. ed è inverno.
Tiriamo fuori le moto dalla hall dell’hotel ci dedichiamo ad una attenta manutenzione perché tra poco finisce l’asfalto e ci aspettano 1200/1300 km di fuoristrada. Siamo presto nello sterrato in direzione sud - sud ovest, ci tornano presto alla mente le parole di coloro che ci hanno preceduto su queste piste, che osannavano la toule ondulee, è come trovarsi dentro un frullatore, ti vibra tutto dai piedi al casco ad un ritmo infernale, provi ad accelerare, ma non migliora, più gas!, ma i mucchi di sabbia fatti dal passaggio dei camion ti tengono in apprensione ma così non si arriva a destinazione, allora gas fino a galleggiare quel tanto che riesci a sopportare le vibrazioni.
Il paesaggio è abbastanza piatto e la guida è così concentrata che non lo guardi nemmeno. Durante i primi km ci fermiamo spesso. Incontriamo qualche misero villaggio abitato da gente senza premura, qui tutto acquista valore e ti capita di trovare il fabbro del paese che setaccia la sabbia sul bordo della strada alla ricerca di dadi e bulloni persi dai rari mezzi. La religiosità è molto intensa e un uomo con il quale ci siamo fermati a scambiare qualche parola ci chiede di attendere, entra in casa e riappare con una Bibbia usata ma ben tenuta, la apre e mi indica di leggere alcune righe, riesco a comprendere “Dio è in ogni luogo, è con tutti noi”.
Proseguo pensando intensamente agli incontri fatti. La guida si fa più disinvolta ma non vedo Cristiano dietro di me, mi fermo sto per ritornarmi quando arriva molto afflitto, per la rottura della staffa ha perso il GPS. Proseguiamo malinconici, attraversiamo qualche torrente che di tanto in tanto ci troviamo come per incanto sulla strada. Dopo una serie di buche e canali micidiali incontriamo alcuni “stradini” che in bicicletta si spostano lungo lo sterrato per fare “manutenzione”!, anche questo è la Bolivia.
Arriviamo nel primo pomeriggio a Ujiuni, cerchiamo l’hotel il migliore anche per fare una doccia poiché per prossimi 3/4 giorni non sarà più possibile.
Cerchiamo una macchina di quelle che portano i turisti a fare il tour nel salar per farci trasportare bagagli e benzina. Visitiamo il cimitero delle locomotive, dove da più di 70 anni trovano riposo i treni dismessi.
Rientrati in paese, ci troviamo nel mezzo di una fantastica festa popolare tipo Carnevale di Rio senza carri dove centinaia di giovani, in gruppi, provenienti da tutta la regione, danzano sfilando per la via principale nel mezzo di due ali di folla festosa incuranti del freddo pungente.
Soddisfatti concludiamo la serata con un paio di ottime pizze.



 


































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