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Ci svegliamo presto, una calda colazione e in sella. Solita pista ondulee, alternata a tratti di salar fino ad arrivare al vulcano Uturunco di 6000 m, ancora attivo.
Ci fermiamo ad ammirarlo prima della risalita sui binari della ferrovia che diritta gli corre ai piedi e collega la Bolivia al Cile. Iniziamo a salire e la pista diventa una impegnativa pietraia.
La foga iniziale per il terreno a noi più consono si infrange nei fondo corsa degli ammortizzatori e la paura di forare o rompere i cerchi, procediamo più lentamente.
Le soste si susseguono per ammirare ciò che ci circonda, montagne dalle infinite sfumature di colore dal giallo al rosso bruno con chiazze di neve, piccole lagune, poi dopo la graziosa laguna Canapa e dopo una discesa tra grossi massi e sabbia, ecco la laguna Hedionda dove incuranti dei visitatori, un gran numero di fenicotteri rosa, e altri uccelli, continuano tranquillamente la loro pesca, siamo a 4200/4300 m. di altitudine, la mente mi porta a luoghi con tutt’altre temperature per l’abitat naturale di questi magnifici uccelli, ma come detto la natura qui “comanda”.
Ci aggiriamo furtivamente lungo le rive del lago per cogliere lo scatto più particolare e ci rimane pochissimo tempo per il pranzo. Bisogna andare, ci aspetta il deserto di Siloli, con le sue “impestate piste” con profondi solchi nella sabbia e difficili incroci con piste trasversali con grossi mucchi di sabbia da attraversare.
Il paesaggio è mozzafiato, iniziamo ad andare fuori pista e… goduria delle godurie con la moto che affonda 7/8 cm nella sabbia di ghiaia fine, via di 3° piena disegnando curve e contro curve.
La pista segue il morbido saliscendi delle colline contornate da montagne sfumate di rosso mattone. Una lunga discesa che si restringe in una strettoia con mucchi di sabbia tremendi che percorriamo con il fiato sospeso, ci porta alla valle degli alberi di pietra, che il vento si è divertito a scolpire. Ci godiamo tranquillamente lo spettacolo, prima di riprendere la pista per la Laguna Colorada circa 4350 m.
Arriviamo che è quasi il tramonto, ci accoglie un villaggio di baracche di fango paglia e lamiera costruite per ricoverare i turisti, Prendiamo posto nella camerata da sei letti, nel bagno c’è un lavabo, con a fianco un bidone pieno d’acqua e un water appena circoscritto.
Non c’è riscaldamento di sorta, ma pur a meno 16/18° durante la notte all’interno non è freddo, e l’acqua nel bidone non si gela. In fretta andiamo a vedere il lago di color mattone scuro incorniciato dal bianco delle rive ghiacciate, i soliti fenicotteri incuranti del freddo, continuano placidi la loro attività.
Un tè bollente ci riscalda, quattro chiacchiere una partita a carte con dei ragazzi francesi, è ora di cena, ci danno un piatto di “spaghetti”, non li avevo mai mangiati fuori Italia, non li mangerò mai più!
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