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Intervista a Simone Albergoni
Approfittiamo della prima giornata di pausa di questa Six Days 2006 per intervistare Simone Albergoni, vicecampione del mondo E1 in questa stagione.
Quando hai iniziato a correre e perché?
“Nel 1996 con una Motron 50 che mio papà ha comprato di seconda mano per 300 mila lire. La passione me l’ha trasmessa lui che era un discreto pilota della vecchia regolarità. Quando ho visto la moto nel cortile di una casa vicina alla mia sono impazzito per averla ed alla fine ho convinto mio papà. Ricordo che da piccolo rimanevo affascinato dalla terra che si alzava dietro le gomme delle moto da enduro. Che bello! E’ li che è iniziato tutto.”
Dal Motron 50 a vicecampione del mondo ne hai fatta di strada!
“Beh si, ho iniziato ad andare in moto per scaricarmi dopo la scuola e poi lentamente la passione mi ha preso e non ho più smesso. E’ diventato poi il mio lavoro, ma resta sempre una grande passione ed un grande amore.”
Che pilota ammiravi da piccolo?
“Giò Sala è sempre stato il mio mito. La prima gara assieme che abbiamo fatto l’ho anche tamponato… che figura! Volevo morire!.”
C’è un libro sulla moto (Il veicolo perfetto di Melissa Hollbrook n.d.r.) in cui si dice che: la motocicletta diventa un’estensione di te stesso, del tuo corpo, delle tue facoltà, delle tue speranze.
Ti ci ritrovi?
“Al mille per mille! Più vai in moto più ne subisci il fascino e ti senti attratto in maniera fortissima. Vuoi sempre scoprire nuove cose e spingere in avanti il rapporto con il mezzo meccanico. E’ un rapporto sacro, intimo. Chi non va in moto non può capire cosa significa infilarsi il casco, accendere il motore e andare. Credo poi ci voglia rispetto. Io la moto l’ho sempre rispettata ed ho sempre avuto con lei un rapporto intelligente.” Nello stesso libro si dice che: guidare una moto può renderti allegro, potente, sereno, spaventato, vulnerabile e poi di nuovo felice e tutto nello spazio di una ventina di chilometri. E’ un condensato di vita, è la risposta che la moto dà ad ogni perché.
Che ne pensi?
“E’ vero guidare ti dà una miriade di sensazioni tutte molto particolari e affascinanti. La paura per esempio. Quando cadi (fortunatamente mi succede sempre meno – ride n.d.r.) ti spaventi e comprendi che hai dato troppa confidenza al mezzo meccanico senza conoscerlo ancora a fondo. Ma non puoi fare a meno della paura; ti affascina perché ti senti in gioco. E’ una sfida per migliorare sempre di più il rapporto con la moto. Quando cado penso sempre a come mai sono caduto, a cosa è successo e a cosa ho sbagliato. Sbaglia certamente più il pilota che la moto perché ha più limiti e poi non mi nascondo mai dietro la moto. E’ il mio sogno e non mi tradisce mai!”
Le sensazioni e i sentimenti che ci hai raccontato descrivono molto bene la filosofia della Sei Giorni. Tu quante ne hai fatte e cosa rappresenta per te?
“Ne ho fatte 9 (ed ho vinto sia il Trofeo che il Vaso). Penso che durante la gara nasca un dialogo costante tra moto e pilota; noti tutti i rumori ed ogni minimo cambiamento. Sai che è stanca anche la moto e cerchi di conservarla al meglio. E lì ci vuole l’intelligenza del pilota nel saperla adoperare nel modo giusto.”
A fine di una Sei Giorni cosa si prova?
“Stanchezza, gioia e poi dipende dal risultato; lo scorso anno grandissima euforia ed una gioia indescrivibile: abbiamo vinto tutto! Quando ero bambino e guidavo la mia Motron sognavo di vincere il mondiale. Beh ora vent’anni dopo è ancora il mio sogno, ma anche un obiettivo da raggiungere come pilota, magari il prossimo anno. E dopo aver vinto il mondiale mi piacerebbe sposarmi e fare tanti figli.”
Motivazioni per questa Sei Giorni?
“Tantissime. Difendere il titolo conquistato lo scorso anno come squadre ed io cercherò di rendere dura la vita a Cervantes e Salminen che troverò come avversari nella E1. Non vedo l’ora di partire martedì perché ho una gran voglia di moto e di vincere la classe per portare in alto i colori dell’Italia.”
Tra provare la moto nuova e una serata con Naomi Campbell?
“La moto nuova perchè la Campbell non è il mio tipo!”
Nicole Kidman?
“Mi prendi in giro? Ma mi hai visto? E’ troppo alta, vado a provare la moto!”
Che cos’è la moto per Albergoni?
“Affascinante, essenziale, performante. E’ vita!”
Per altre info su Simone potete consultare www.magliazzurra.com o il suo sito personale www.simonealbergoni.com
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