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Moto 2; Cui prodest?
20/05/09 - 10:46   -  Notizia vista 682 volte
Autore Luca Bologna
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In un ideale incontro tra antico e nuovo, la provocazione, nel titolo di questo articolo. “Cui Prodest”, dal latino, a chi giova? Si tratta di un interrogativo semplice, ma contestualizzato nel dorato mondo delle moto da corsa, inevitabilmente complicato.


Sappiamo ormai con certezza che il prossimo anno vedremo ancora le (poche) 250 correre insieme alle nuove moto della “middle class”, la Moto2. Sappiamo che queste nuove macchine da corsa avranno un (non meglio specificato tecnicamente) motore Honda da 600cc derivato da quello utilizzato in supersport sulla CBR. Sappiamo che al momento ci sono molte aziende e alcuni telaisti sparsi in giro per il mondo che stanno lavorando ai telai, sappiamo tanto da non sapere nulla.

A chi giova tutto questo? Partiamo dal contrario, a chi non giova… Il nuovo giocattolo inventato dalla Dorna non agevola il Gruppo Piaggio, condannato a sparire per sempre dalla categoria portandosi dietro (per il momento) due storici marchi, Aprilia e Gilera. Certamente c’è una responsabilità dei vertici dell’azienda in questa prematura dipartita, ma di questo se n’è già parlato, anche troppo. Rivangare il fatto che forse si sarebbe dovuto arrivare ad un compromesso con gli organizzatori del mondiale su alcuni punti strategici, come ad esempio una politica dei prezzi delle moto e dell’assistenza più oculata, o altro, beh non è certo più molto utile, ormai l’uovo si è rotto…

Non giova alla KTM, che se n’è già andata dalla 250 alla fine dello scorso anno, sbattendo la porta contro il grugno di un organizzatore (la Dorna), che prima stabilisce la durata di una classe e poi si rimangia la parola in favore di una categoria all’epoca nemmeno disegnata su un fazzolettino da naso. Anche gli austriaci, rimasti con una sparuta rappresentanza solo in 125, sono tra quelli che non portano a casa nulla dalla Moto2, anzi anche loro a casa ci rimangono.

Non ci guadagnano i team che oggi si danno battaglia nella 250. La politica della passione è stata abolita. La “perestroika” della Dorna non porta che alla rivoluzione nell’ottica del business ad ogni costo. Ecco dunque l’assurda mail, inviata proprio ieri dalla IRTA (International Road Racing Team Association) alle squadre della 250, che chiede entro il 29 maggio (!!!) di versare, se interessati alla Moto2, l’iscrizione al campionato 2009. Sembra quanto meno ridicolo, ma l’associazione dei team (che fa capo comunque alla Dorna), sollecita le squadre della 250 per iscriversi ad un campionato che formalmente non ha ancora un regolamento tecnico completo. Non si può certo considerare le tre righe diffuse nella sala stampa di Jerez come fossero un regolamento e se fossimo in un contesto serio non si potrebbe chiedere ad un team di versare 20.000 euro di iscrizione per una categoria ancora non definita al 100% e per la quale non c’è ancora nessun accordo con sponsor o eventuali altri filantropi. Ma si fa, quindi a qualcuno tutto questo, giova… ma a chi??

Giova alla Dorna, che in un colpo solo si libera della scomoda presenza dell’Aprilia e di tutti i suoi derivati e nel frattempo mette in campo il modello di corse più lontano che ci sia dal mondo del motociclismo, quello del monomarca multitelaio molto caro alle quattroruote. Così facendo l’organizzatore del mondiale, che per avere diritto di vita o di morte sul paddock, versa nelle casse della Federazione Internazionale del Motociclismo, circa 8 milioni di euro l’anno, può affidare la fornitura dei motori della Moto2 alla Honda. Non solo, per riunificare il paddock separato della Motogp (che oggi è desolatamente vuoto di persone, ma pieno di camion hospitality faraonici), assicura ai team privati della classe maggiore un contributo a fondo perduto di 200.000 euro a pilota. Praticamente i vari team Tech3, Pramac, Grasini e Cecchinello, potranno accedere alla middle class investendo cifre bassissime, mangiandosi le attuali squadre della 250.

Il disegno, sempre più chiaro con il passare del tempo, è quello di avere una sola classe forte, la Motogp. E per quale motivo, vi starete chiedendo… Semplice per la televisione. Come il bravissimo Marco Masetti ha già scritto su Motosprint, la Motogp è sempre di più un reality show, mai una definizione di un format del piccolo schermo è mai stata così approriata. Nel mercato televisivo della Dorna, solo pochi paesi comprano l’intero pacchetto di tre classi, che dura la bellezza di 3 ore. Pochi palinsesti possono permettersi un impegno così pesante delle proprie reti. In Spagna e in Italia, dove si annida una grossa percentuale degli spettatori delle moto va bene così, in America del nord e altri grandi nazioni si vende a malapena la Motogp e stiamo parlando di un bacino di alcune centinaia di milioni di potenziali telespettatori. Eccolo il nocciolo vero della questione, il cerchio si chiude ancora una volta sul business, la passione, beh quella non va più di moda da queste parti.


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