Da quando abbiamo letto le prime indiscrezioni e visto le prime immagini della nuova Beta abbiamo sempre desiderato provare queste moto. Il nostro desiderio è stato esaudito da Alessandro De Paolis, concessionario ufficiale del marchio toscano di Ardea in provincia di Roma, il quale ha accolto la nostra richiesta con entusiasmo. Ad accompagnarci in questa giornata il giovane Emiliano Vescovo, felice possessore di una Beta RR 450. Terreno della nostra prova un fettucciato nelle immediate vicinanze di Ardea molto veloce.
Beta rientra nel mondo dell’enduro presentandosi con una gamma completa. 250, 400, 450 e 525 sono le cilindrate dove la moto toscana lancia la sfida in un settore affollato, agguerrito e in continua evoluzione come quello dei quattrotì. Secondo passo della casa toscana, dopo il lancio sul mercato, è di far debuttare le moto nelle gare più importanti per sviluppare ulteriormente i nuovi mezzi sul campo.
Beta ha puntato, senza mezzi termini, alla qualità assemblando una moto con i migliori prodotti che si possono trovare sul mercato. Fiore all’occhiello il motore KTM 2005 e quindi con tutti gli accorgimenti che sono stati apportati dalla casa austriaca. I tecnici della Beta hanno dovuto lavorare sulla messa a punto per adattare il monocilindrico alla diversa conformazione della cassa filtro e alla marmitta Arrow intervenendo sulla carburazione e sulla mappatura della centralina. Risultato, un motore che ha acquistato un migliore rendimento in tutta la curva di potenza.
Il telaio che equipaggia la moto della casa toscana è particolare, un compromesso tra la struttura a trave e quella perimetrale. La trave che parte dal canotto è molto corta e lascia subito spazio a due tubi ovali che discendono fino alle pedane. Beta ha sposato il motore KTM ma ha scelto una via più tradizionale per quanto riguarda la sospensione posteriore adottando un sistema a leveraggi. L’ammortizzatore posteriore è Sachs (300 mm di escursione) mentre le forcelle sono le Marzocchi Shiver da 45 mm con escursione di 290 mm. Entrambe le sospensioni sono state elaborate su specifiche fornite appositamente da Beta.
Anche l’impianto frenante non ha rivali. L’idraulica è tutta Nissin, tranne la pompa del freno posteriore con la vaschetta dell’olio incorporata. Le pinze agiscono su dischi Wave della Braking da 255 mm sull’anteriore e 240 mm sul posteriore. Altro particolare “sfizioso” sono i mozzi delle ruote che sono ricavati dal pieno come anche le piastre della forcella. La pompa della frizione è una AJP che “rimpiazza” bene la Magura montata sulle KTM. Tra le mani si stringe un manubrio a sezione variabile senza traversino.
La moto a nostra disposizione era equipaggiata ancora con le plastiche di prima produzione poi sostituite con altre di migliore qualità presenti sulla moto di Emiliano Vescovo. La differenza si nota e oltre a una maggiore flessibilità e resistenza presentano una tonalità più accesa e brillante. Particolare la soluzione del tappo del serbatoio con la filettatura all’interno.
Una moto efficace e semplice da guidare . La prima cosa che si nota è la conformazione della sella, strana a vedersi, molto smussata sui lati. Appena si “cavalca” la moto tutti i dubbi e le perplessità lasciano spazio a una sensazione di confort. Una piacevolissima sorpresa, soprattutto per me che non sono un gigante, è il contatto con il suolo senza essere costretto a mettermi in posizioni precarie per toccare con un piede. La piega del manubrio è un po’ troppo alta tra le mani e un po’ troppo avanzata (forse una sensazione dovuta alla mia statura non elevata) ma Beta ha pensato alla personalizzazione dell’assetto di guida e sulle piastre ricavate dal pieno si può regolare il manubrio in due posizioni differenti. Il motore è il conosciuto KTM ma quando si preme il “magico bottone” il suono è diverso, più avvolgente e corposo, dovuto alla marmitta Arrow. Nella nostra prova non abbiamo avuto occasione di “maltrattare” la frizione ma in ogni caso la pompa AJP non ha dato nessun problema di “affaticamento” rivelandosi morbida da azionare. Percorro i primi giri per prendere contato, riconosco subito il motore anche se ha delle “sfumature” diverse rispetto a quello montato sul Kappa.
La marmitta, studiata appositamente da Arrow in collaborazione con Beta, ha dato più vigore al monocilindrico austriaco. In effetti l’erogazione sembra più corposa e distesa e sia la coppia che l’allungo sembrano migliori. La ciclistica delle Beta è equilibrata e la moto è facile da condurre nelle traiettorie impostare. All’interno della curva la forma della sella aiuta l’avanzamento del coppo e quindi a caricare l’anteriore. Anche l’accoppiamento sella serbatoio è omogeneo e le ginocchia non si allargano più di tanto. Dopo i primi giri di affiatamento faccio qualche giro più “allegro”. Guidare in piedi sulle pedane questa Beta è eccezionale, tutto sembra al posto giusto e si riesce a stare bene distesi senza doversi curvare sul manubrio ma in fase di staccata la posizione in sella tende ad essere proietta in avanti, forse a causa del manubrio troppo avanzato.
Sul misto la moto è “svelta” ma su veloce l’avantreno non trasmette fiducia. La ruota anteriore non segue bene le piccole asperità del terreno trasferendo alle braccia le vibrazioni del fondo. In compenso la forcella Marzocchi, quando è chiamata ad assorbire ostacoli più consistenti, non ha incertezze. Ottimo il comportamento della sospensione posteriore Sachs forse un po’ troppo morbida ma perfettamente adatta per l’enduro più soft. Il pacchetto scelto per l’impianto frenante è ottimo e la franata è potente e progressiva.
Insomma Beta è riuscita a posizionare un ottimo prodotto e la massiccia presenza che abbiamo notato in queste prime uscite invernali nei vari motoraduni ne è la più concreta testimonianza. Adesso il debutto nel mondo delle gare che comunque vada per la casa toscana sarà un successo.
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