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Monster S2R, evergreen sportiva.

di Flavio Felsina Tester: Riccardo Giayvia


 

Evergreen, come un disco dei Beatles, la Monster non sembra andare mai fuori moda. Passa tutto, generazioni di gialle, ma lei sta lì, imperturbabile come una signora dalla dignità reale. Ed è così che Ducati non poteva non accontentare tutti quelli che della Monster vogliono il meglio. Dopo aver presentato non più di un anno e mezzo fa la S4R dotata del corposo e cattivo motore 998 testastretta desmoquattro, è tempo di concedere qualcosa anche a coloro i quali la Monster se la vogliono godere di più nella quotidianità. Detto, fatto; S2R, ecco la soluzione. Si tratta della sorella minore della 4R; unica differenza, il motore 800 due valvole raffreddato ad aria con 77 (decisi) cavalli. Non storcete il naso! Si tratta di una moto eccezionalmente godibile, proprio grazie alle modifiche approntate al vecchio 750 di Borgo Panigale. Ora c’è più carattere, e si sente, ma c’è ancora di più. Ci sono pedane più strette rispetto alla versione “normale” del Mostro bolognese, che te la fanno sentire sotto al sedere pronta per farti divertire in ogni curva. Sì perché il misto è il terreno ideale di ogni Monster, ma la S2R è un vero giocattolone. Durante la presentazione a Montecarlo, la nuova S2R ci ha fatto veramente divertire e si sentono tutti gli aggiustamenti che i tecnici Ducati hanno riservato per questa nuova (sempreverde) cafè racer.

Molto è stato fatto per adeguare l’esclusivo dispositivo APTC alla frizione per limitare notevolmente lo sforzo che deve essere esercitato sulla leva al manubrio. Altra importante peculiarità di questo dispositivo è la capacità di limitare in modo automatico la coppia retrograda che si genera durante le violente staccate. La frizione APTC era stata sviluppata per il motore più piccolo della famiglia dei bicilindrici Ducati, il 620 i.e. ed ora, viene utilizzata anche sul Desmodue 800 i.e.. In una frizione convenzionale il valore massimo della coppia motrice trasmissibile dall’albero motore all’albero primario del cambio, dipende dalle superfici in contatto tra ciascun disco condotto e conduttore (e cioè dal loro raggio medio), dal coefficiente di attrito del materiale impiegato per realizzarli e dalla forza con cui è compresso il pacco dei dischi (stabilita unicamente dal carico delle molle ad elica cilindrica che agiscono sullo spingidisco). Diversamente con l’utilizzo della frizione APTC la forza che comprime il pacco dei dischi non dipende solo dalla forza esercitata dalle molle ad elica cilindrica, ma è dovuta anche alla particolare configurazione del mozzo e cioè del dispositivo interno, trascinato dai dischi condotti e calettato all’albero primario del cambio. In questo modo le molle ad elica cilindrica dello spingidisco, fissate alle colonnette del tamburo stesso tramite delle viti, non devono fornire tutto il carico necessario per comprimere il pacco dei dischi frizione, al fine di trasmettere la coppia generata dal motore. Diminuisce perciò nettamente lo sforzo da applicare sulla leva al manubrio, rispetto quello necessario per una frizione convenzionale. Ciò si traduce in una facilità di guida ed una diversa disponibilità della moto ad entrare in curva. Tutto più semplice in ingresso di curve con il cambio che non impunta e che ti da’ veramente una mano; risultato, tra i tornanti non ce n’è per nessuno.

Esteticamente questa Monster è stretta parente della sorella ricca, l’S4R, con la quale condivide appieno il look. Colori a tinta unita, attraversati da una striscia bianca che fa molto U.S.A.. Scarichi laterali (catalizzati) dal sound inconfondibile, focellone monobraccio tubolare di grande impatto e poi i cerchi Marchesini a 5 razze tangenziali con il posteriore da 5,5 pollici. Completano l’opera un capolino essenziale ma necessario (ne avremmo preferito uno più protettivo, ma non sarebbe stato in tema con il resto della moto) e il copri sella per la sezione riservata al passeggero. Su strada è divertente, ferma si fa ancora apprezzare nonostante la Monster non sia una primizia assoluta (prima uscita in pubblico nel 1992), insomma un fascino che coinvolge e che si rispetta.

 

 
 Scheda tecnica
 Colori

 
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3.2 mb
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