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Aprilia e Giraudo Campioni, una scommessa vinta.

di Flavio Felsina


Alla fine ce l’hanno fatta. Pochi uomini, in confronto a quelli che potete immaginare, hanno ottenuto un risultato al di sopra di ogni aspettativa. Non perché il progetto, quello del motore bicilindrico, fosse sbagliato, ma per la situazione che intorno a questi uomini si stava creando con il passare dei mesi. Ma c’è di più. C’è la testimonianza che la passione va oltre ogni crisi, ti fa gonfiare i muscoli e ti fa sopportare meglio le sofferenze.

Aprilia aveva fatto una scommessa. Un motore bicilindrico contro i poderosi mono giapponesi, austriaci e nostrani. Ma anche contro quel Max Verderosa che lo scorso anno era Campione Italiano e Europeo e che quest’anno era partito come una molla per mettere in bacheca anche il mondiale.

Ma quella scommessa fatta in un'altra epoca ormai, cioè quando a capo dell’azienda di Noale c’era anche colui che l’aveva inventata, Ivano Beggio, sembrava dura poterla portare a casa. A Latina, quando siamo andati a sbirciare tra le pieghe del mondiale, gli uomini Aprilia non sentivano di poter portare a casa il massimo risultato. Lo stesso Girando, alla fine delle manche non era quasi mai contentissimo. Ma nulla si butta via per principio. E allora sotto, a lavorare sul motore, a volte troppo delicato o capriccioso, sulla ciclistica vera opera d’arte. In effetti dobbiamo farvi notare che quelli dell’Aprilia hanno lottato contro progetti più che consolidati (con moto che hanno anche una storia nella produzione) con un mezzo molto più vicino al prototipo che ad una moto da corsa.

A loro, Xracer, che tra i primi pubblicò le foto della nuova SVX ancora in officina, fa i complimenti per un mondiale, forse più di altri lottato e sudato. A Gerome Giraudo e a tutti gli altri piloti della scuderia (Frederic Bolley e Max Manzo) va riconosciuto il fatto che ci abbiano sempre creduto, anche se ad un certo momento sembrava quasi non esserci più un’azienda dietro di loro.

Oggi che la Piaggio sta entrando nelle strutture dell’Aprilia, ci si renderà conto ancora di più del capitale umano e tecnico che la realtà di Noale ha nel suo DNA.







 
   
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