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Brividi e lividi di un principiante innamorato
di Guido Meda
Ha l'aria di essere una cosa lunga questa. Ce la metterò tutta perchè lo sia il meno possibile, meno pallosa, meno retorica di come vorrei farla. Se a qualcuno il mio nick suggerisce qualcosa, va beh, sono io, chissenefrga, faccio quel lavoro lì. Mi imbestialisco però quando mi dicono che non sono un motociclista. Ecco, questo sì che mi preme; perchè mi esibisco in tv (fermo come un paracarro) il meno possibile non significa che non debba avere la passione. E' vero? Ci credete? Insomma sono uno nato e cresciuto stradaiolo, pistaiolo un po', pochissimo tassello porcavacca, ma sarebbe ora di darsi una svegliata. Approdato al motard da un paio di mesi. Perchè va là, vicino Milano ci sono un bel po' di piste buone che costano un quinto del Mugello in tempo e denaro.
Io che sono bello acciaccato ho cominciato a fare fisioterapia a Castelletto di Branduzzo. Da due anni non muovevo un muscolo, manco per sbaglio, se non per camminare, alzarmi e sedermi scricchiolando. E' successo che son passato di lì e Adriano Monti mi ha detto "Fatti qualche giro". Mi ha vestito , mi ha messo sotto il culo un crf450 strepitoso e mi ha detto vai. Io sono andato. Poi ci sono tornato il giorno dopo, poi una settimana dopo, poi due volte la settimana, e avanti. Mi sono steso qua e là, ma i muscoli, Dio i muscoli...Si muovono, sto bene, mangio e dormo come se facessi 100km di bici al giorno. Piego, derapicchio, mi perdo tra moto con l'antisaltellamento e moto senza. Pasticcio, mi faccio frustare le dita da quel tac tac tac bello da morire quando la ruota dietro se ne va.
Castelletto di Branduzzo è la mia palestra, la mia seconda casa. Amo quel posto, quella gente. Poi un giorno, che sarà stato martedì scorso, c'è lì l'Aprilia con l'SXV 450 di Bolley, Bolley incluso che slalomeggia tra forti, fortini e quel cane in mezzo che sono io. Si chiacchiera con Marchesin, Ennio Marchesin, uno di quei giovani che sanno ancora commuoversi davanti ad avventure della passione come sono state le sue, quella in Husqvarna prima, quella che sta vivendo ora in Aprilia. Bravo! Ma addirittura geniale quando mi dice: "Vuoi farti un giro con l'SXV?". Certo, la faccia e il mestiere mi sono venuti in aiuto, diciamocelo, un giro così mica lo fanno fare a tutti. Però, cosa faccio, dico di no? Se non disturba, se vi fidate, se non vi faccio perdere troppo tempo? Faccio ancora qualche giro col CRF e poi in fondo al rettilineo la vedo lì che mi aspetta. Caccio fuori il piede, mi fermo accanto, scendo da Honda, salgo su Aprilia. Anzi, scendo da Honda e scendo su Aprilia. Sì perchè usavo il CRF di serie, alto come un abete, mentre l'Aprilia ti accoglie accucciata all'altezza giusta.
Stretta stretta che non me la immaginavo con il punto vita di Vanessa Kelly. Non sto a farvi tutta la tiritera. Il pippone tecnico di cose che nemmeno capisco bene fino in fondo. Per cominciare cerco il kick, e mi indicano il bottoncino. Vaccaboia, finalmente. Il bicilindrico è silenzioso, ma gustoso. Non quel pistonamento godurioso del mono, ma un rombo sordo, ben silenziato che sa di materiali leggeri. Mi ricorda vagamente la M1 di Rossi (altra botta di culo che risale al novembre scorso). Prima e dentro, piano, molto piano che mi guardano, mi sento figo, e me la godo ‘sta passerella. Con quelle gomme lì, mezzo giro e vado già sul comodo che tanto gli strapazzamenti non fanno per me. Ma è stabile la moto. Bassa, stabile sul dritto, piena nelle mani. Dal gas si sveglia una progressione dolcissima che ti fa schizzare via senza che tu te ne accorga. Ti verrebbe voglia di dire… tutto qui?, Poi vedi la prima staccata che ti arriva in faccia. E allora ti attacchi ai freni, ti attacchi alla frizione, ti attacchi alle palle perché non ci stai. Imposti vedendo la Madonna e lei imposta, ti asseconda partendo con una derapata stralunga, strabella, strascorrevole a saperlo prima. A me pare troppa roba. Raddrizzo e faccio un dritto per scelta. Idiota. Ci riprovo, le vado dietro.
E’ facile ‘sta moto. Ragazzi, quando arriverà sarà meno cattiva, magari una decina di cavalli, ma sarà facile che non lo immaginate. Lunga quanto basta per non sentirsi sul trespolo, stabile, ma anche leggera e reattiva. Pennello al mio ritmo pavido cinque o sei giri. Io lento nei cambi di direzione, l’Aprilia sofferente per la mia lentezza. Ma non si scompone quando sbaglio, non mi spaventa con quello zic di freno motore in meno che ha rispetto ai mono tradizionali. Frena da bestia, si ferma in un tovagliolo applicando la forza di una pulce con la tosse. Marchesin è là che mi guarda, secondo me è preoccupato. E ha pure ragione. Quindi , penso, un giro e mi fermo. Ecco in quell’ultimo giro mi accorgo di quanto motore inespresso ho lasciato giù in fondo al pozzo dell’iniezione. Apri e cambi quando a orecchio ti sembra il momento, quando un mono suonerebbe il suo fa diesis della cambiata. Ma non è lo stesso. Lì sale, sale, e sale ancora fino a farmi capire che ho usato il cambio a sproposito milleduecento volte in cinque giri. Fine della prova perché lo avevo promesso a me stesso e a Marchesin. Succede sempre sul più bello, ma bisogna saper dire basta.
Avere pazienza perché questa cosa potrà presto entrare nel box. Con quei colori lì, quella forma lì, quel bicilindrico piccolo e prezioso, quel carico di storia, passione, gioie e sofferenze che il suo marchio si porta dietro. Non so se in assoluto sia meglio di tutto il resto che vaga con un cilindro solo. Le vorrei tutte e passo le ore a decidere cosa vorrei per il mio box. So che vedere e provare roba bella e pregiata ti lascia sempre un gusto esclusivo. Sia quel che sia, adesso è così. Ho voglia di motard, ancora e ancora. Oggi a Ottobiano ho vagato insieme a cari amici con un Kappa 200 di quelli del trofeo (un grazie di cuore ad Angelo Crippa!) glorificandone l’agilità e maledicendo le gomme ad ogni accenno di piega, ad ogni entrata, ad ogni uscita, salvo scoprire quand’era già buio e le moto stavano sul carello che stavamo a 2,6 bar a ruota fredda. No, così per dire. Capito la competenza? Abbracci e a presto.
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